SM-CCSVI

L'Insufficienza Venosa Cronica Cerebro Spinale nella Sclerosi Multipla

Università di Buffalo (10/02/10)

Traduzione completa del comunicato rilasciato dall’Università di Buffalo lo scorso 10 Febbraio 2010

Risultati del primo studio sulla prevalenza dell’ Insufficienza Venosa nella SM

BUFFALO, NY- Più del 55% dei pazienti con sclerosi multipla, che hanno partecipato alla fase iniziale del primo studio clinico randomizzato per determinare se le persone con SM mostrano un restringimento delle vene cerebrali, che provoca la riduzione del normale flusso sanguigno dal cervello, hanno mostrato le anomalie. I risultati sono stati riportati oggi dai ricercatori neurologi all’Università di Buffalo.

I risultati mostrano che, quando il 10,2% dei soggetti i cui risultati delle analisi non erano chiari, venivano esclusi, la percentuale dei pazienti con SM saliva al 62.5 % comparata al 25.9 % dei controlli sani.

Questi dati preliminari si basano sui primi 500 partecipanti alla Valutazione Doppler delle vene Craniche ed Extracraniche (CTEVD), iniziato  nell’Università di Buffalo nell’Aprile 2009.
I ricercatori hanno programmato di esaminare altri 500 soggetti in più nella seconda fase dello studio con tecniche diagnostiche più avanzate. I dati completi sui primi 500 soggetti verranno presentati al convegno dell’ American Academy of Neurology il prossimo Aprile.

Il dottor Robert Zivadinov, medico, professore associato dell’Università di Buffalo e primo ricercatore di questo studio ha commentato di essere “cautamente ottimista e eccitato”, parlando dei risultati preliminari. Zivadinov dirige il Centro di Analisi di Neuroimmagini di Buffalo (BNAC) che si trova a Kaleida nell’ Health’s Buffalo General Hospital, dove è stato condotto lo studio.

I dati ci incoraggiano a continuare sulla stessa strada” ha detto “Mostrano, finora, che il restringimento delle vene extracraniche è un fattore importante associato alla sclerosi multipla. Sapremo di più quando i dati di RMI e altri dati raccolti nello studio CTEVD saranno disponibili”. Le analisi sono condotte da uno statistico in modo indipendente.
Lo studio è il primo passo per determinare se la condizione nota come insufficienza cerebrospinale venosa cronica (CCSVI) è il maggior fattore di rischio per la SM. La CCSVI è una condizione vascolare complessa scoperta e descritta dal dottor Paolo Zamboni dell’Università di Ferrara in Italia. Il lavoro originale di Zamboni in un gruppo di 65 pazienti e 235 controlli ha mostrato che la CCSVI è fortemente associata alla SM, aumentando il rischio di 43 volte di avere la SM.
Zamboni e Zivadinov hanno ipotizzato che tale restringimento diminuisce il flusso di sangue dal cervello, determinando alterazione del flusso del sangue all’interno del cervello che alla fine causa danni ai tessuti cerebrali e la degenerazione dei neuroni.

I primi 500 pazienti, sia adulti che bambini, sono stati raggruppati in base alla loro diagnosi: sindrome clinicamente isolata (CIS) e “altre malattie neurologiche” (other neurologica diseases, OND), oltre ai controlli sani.
Tutti i partecipanti  alla prima fase sono stati sottoposti a scansioni ad ultrasuoni (Doppler) della testa e del collo, registrate con differenti posture del corpo, per visualizzare la direzione del flusso del sangue venoso. Inoltre, i soggetti con SM sono stati sottoposti a scansioni RMI del cervello per misurare i depositi di ferro nelle lesioni e nelle aree circostanti del cervello utilizzando un metodo chiamato “susceptibility-weighted imaging”. I risultati che si otterranno sui depositi di ferro saranno collegati alle disabilità dei soggetti e ai sintomi neurofisiologici.
Il 97,2 % del totale dei partecipanti era adulto, e comprendeva 280 persone con SM che costituiscono il più grande gruppo di malattia esaminato nello studio ad oggi. La maggior parte delle persone coinvolte a questa prima fase dello studio avevano una diagnosi di SM recidiva remittente (SMRR). C’erano 161 controlli sani. I risultati delle scansioni Doppler sono stati riferiti ai cinque criteri specifici che colpiscono il flusso venoso del sangue. I pazienti che presentavano almeno due dei criteri erano considerati avere la CCSVI. Una più dettagliata analisi dei criteri specifici Doppler e la loro associazione con la malattia è attualmente in corso.
Quando il 10,2% delle persone, i cui  risultati delle analisi non erano chiari, venivano inclusi nella categoria “normale” (senza insufficienza venosa) la percentuale di CCSVI era del 56,4% nelle persone con SM e del 22.4% nei controlli sani.
Il dottor Zivadinov ha osservato che, in questo grande gruppo di SM, la presenza della CCSVI suggerisce un’associazione con la progressione della malattia, un risultato che non è stato dimostrato nel più piccolo gruppo di Zamboni.
Il risultato che anche il 22,4% dei controlli sani presenta due criteri CCSVI richiede un continuo esame, ha detto.
La dottoressa Bianca Weinstock-Guttman, professore associato della Scuola di Medicina e di Scienze Biomediche di Buffalo e ricercatore co-principale dello studio, ha osservato che i risultati della ricerca CTEVD proporranno domande nuove e provocatorie sulla teoria della CCSVI.
Anche la dottoressa Murali Ramanatha professore associato del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche, Scuola di Farmacia e Scienze Farmaceutiche dell’Università di Buffalo, e il dottor Ralph Benedict professore di neurologia e psichiatria, sono tra i maggiori collaboratori dello studio.
L’Università di Buffalo è una università tra le prime di ricerca intensiva pubblica, un’istituzione importante dell’Università Stato del sistema di New York ed è il campus più grande e comprensivo. Gli oltre 28000 studenti dell’Università di Buffalo svolgono le loro attività accademiche attraverso oltre 300 corsi pre-laurea, post-laurea e professionali. Fondata nel 1846, l’Università di Buffalo è membro dell’Associazione delle Università Americane.

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